mercoledì, settembre 17, 2014

UNDER THE SKIN - Sperimentando le paure dell'uomo con la pelle aliena di Scarlett

UNDER THE SKIN - SOTTO LA PELLE (J. Glazer 2013)
Voto complessivo: 9
I pregi dell'ultimo magnifico lavoro di Jonathan Glazer "Under the skin" sono molti e lo innalzano al livello di un cinema nettamente superiore a quello che ormai ci viene proposto ogni giorno e che sempre di più richiede zero capacità intellettive per poter essere compreso e apprezzato. Per questo motivo nonostante l'onnipresenza di Scarlett Johansson e delle sue generose forme denudate in questa pellicola, Sotto la Pelle è arrivato sottotono, sussurrato e con un anno di ritardo nelle sale italiane, in periodo estivo quando molte di queste sono chiuse, sta già scomparendo mentre nel mondo è già stato distribuito in dvd e bluray.

Prima di tutto, l'atmosfera generale del film è senza ombra di dubbio sensuale nei confronti del pubblico. Visivamente, ma soprattutto sonoramente avviluppa tutti i sensi fino a stordirti e nonostante la estrema e disarmante semplicità degli eventi, non si può fare a meno di guardarlo fino al suo epilogo tragico.

La regia di Glazer alterna uno stile pseudodocumentaristico, con tanto di riprese a cinepresa nascosta per avere reazioni vere da parte degli adescati, ad uno stile che più anti-hollywoodiano non si può, connotato da elementi provenienti chiaramente dalla video-arte o comunque dal videoclip musicale - non a caso Glazer alle spalle ha fatto lavori per Massive Attack, Radiohead, Blur.
Aggiungiamo che il non spiegare nulla della protagonista, del misterioso motociclista e della trama, ed infine l'avere pochi dialoghi pongono inevitabilmente il film nella categoria del cinema sperimentale. Per cui, se non sei disposto a lavorare attivamente come pubblico, te ne esci fuori con la classica "cagata pazzesca!" e te ne lavi le mani. Non tanto sperimentale a livello stilistico, ma senz'altro come contrapposizione alla narratività oltremodo semplicistica degli ultimi blockbuster che ci autoinfliggiamo con una distribuzione monotonamente americana, senza avere il coraggio di importare più cose dall'Europa. Ricordiamo che il film, sottratta Scarlett, non ha nulla di americano a partire dal suo regista. Per questo motivo ci troviamo a uno dei rari casi di film non americano e solo per questo dobbiamo ringraziare tutti i santi del paradiso!

Il film è in verità così semplice che a chi è abituato ad un certo cinema non ha alcun bisogno di essere spiegato, parla da sé in modo molto eloquente e ribadisco, senza troppi abbellimenti, ponendo questa allegoria fanta-horror-scifi all'interno di un discorso rivolto all'uomo stesso. Ciò che mi stupisce di più è che se non si leggesse a giro sul web che la protagonista Laura in realtà è un'aliena, il film si potrebbe tranquillamente vedere nel suo complesso come un delirante road-movie alla scoperta delle paure più forti dell'uomo: la scoperta del vero sé, della coscienza, della compassione, del sesso, della morte.

Under the skin è un film che se si ha la possibilità, si vede per due giorni di seguito da quanto riesce a catturarti. Soltanto le musiche di Mica Levi valgono tutto il film. Scarlett Johansson ha un ruolo doppiamente difficile perché la fa uscire dalla recente "caduta" nel mainstream e le propone un'ambiguità fra l'indifferente e il sensibile che solo in poche sarebbero riuscite a rendere senza scadere nel ridicolo. Non male anche le uniche due figure maschili "parlanti" che si presentano nella sua vita e che Laura decide di risparmiare. Senza dimenticare il ritratto che viene dipinto della Scozia, decisamente poco cartolinesco, anche se indubbiamente affascinante, a cui non manca nemmeno uno sguardo al tessuto sociale.

Sicuramente superiore a "Birth - Io sono Sean" (2004), dove al di là di un bravo interprete bambino, la colonna sonora di Desplat memorabile e un intreccio morbosamente ingannevole, Glazer annaspava per trovare la libertà stilistica che invece qui ha trovato pienamente, spostandosi oltretutto anni luce dal romanzo di Michel Faber al quale si ispira solo vagamente. Unica pecca, che però non riguarda propriamente il film, ma la sua distribuzione sciagurata, è la pigrizia tutta italiana di trovare uno slogan fatto con buon marketing e delegarlo quindi a una definizione pescata da un giornale americano che lo ha addirittura paragonato a Kubrick (immagino per l'inizio film che ha delle assonanze vaghe con 2001 odissea nello spazio, un po' anche per forza di cose).

2 commenti:

  1. Stupendo. L'ho inserito nella lista dei migliori film del 2014. Elitario e incomprensibile al grande pubblico. A me ha ricordato l'uomo che cadde sulla terra, se non altro per il finale drammatico. E anche Elephant Man di Lynch, soprattutto nell'incontro con l'uomo deforme. La situazione dell'alienazione, dell'incapacità di accettare l'altro è resa splendidamente!

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  2. Elitario, sicuramente. Incomprensibile per chi non ragiona più quando vede film, questo sicuramente. Grazie d'essere passato!

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Per la serie #FacceDaCulo

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